venerdì 16 dicembre 2016

WALTER MUSIZZA IN DUE ARTICOLI SU "L'AMICO DEL POPOLO" E SUL "CORRIERE DELLE ALPI" PRESENTA LA BIOGRAFIA E IL LAVORO DI GIANCARLO SORAVIA CAPOTO

     Il noto storico del Cadore e delle Dolomiti e giornalista Walter Musizza ha pubblicato recentemente su "L'Amico del Popolo" di Belluno un articolo che contiene degli elementi biografici e alcuni riferimenti ai Post più rilevanti dello scrivente Giancarlo Soravia Capoto.
     Appassionato alla storia e alla cultura del Cadore, Musizza ha al suo attivo numerosi saggi storici, in gran parte frutto della collaborazione con Giovanni De Donà di Vigo di Cadore, soprattutto nel settore dello studio e della valorizzazione dei forti italiani della Grande Guerra. Tra le pubblicazioni più note vanno ricordate:
Le fortificazioni del Cadore” in 4 tomi (1985-90), ed. RIBIS, Udine. I 4 tomi sono così organizzati:
I Fortificazioni cadorine dal 1866 al 1896 (1985)
II Il forte di M. Tudaio e le altre difese dell’Oltrepiave dal 1904 al 1918 (1987)
III Il forte di M. Rite e le altre difese della chiusa di Venas dal 1904 al 1918 (1988)
IV Il forte di Col Vidal e le altre difese della stretta di Treponti dal 1904 al 1918.(1990).
E’ stato inoltre autore, o coautore, delle seguenti pubblicazioni di carattere storico-militare:
Strade e sentieri di guerra in Cadore, Ampezzano e Comelico” (1988), ed. RIBIS, Udine
Lorenzago nell’anno dell’invasione 1917-18” (1997), ed. DBS, Seren del Grappa
Alpini ed Artiglieri in Cadore” (1998), ed. DBS, Seren del Grappa
Dalle Dolomiti al Grappa” (1999), ed. DBS, Seren del Grappa
Il Gruppo Alpini di Lozzo di Cadore 1938-2000”(2001), ed. DBS, Seren del Grappa
Ali di guerra sulle Dolomiti” (2002), ed. DBS, Seren del Grappa
Il forte di Monte Rite – Progettazione. Costruzione, abbandono” (2002), ed. DBS, Seren del Grappa.
I forti di Monte Ricco, Batteria Castello e Col Vaccher” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Tra fronte e retrovie. All’ombra delle Tre Cime” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Sei mesi di guerra sulle Dolomiti. Le foto inedite dell'archivio Cerletti” (2014), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Giovanni Sala, Il Capitano della sentinella” (2015), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.
Grande Guerra, Grandi Dolori” (2016), ed. DBS Zanetti, Seren del Grappa.

Si è interessato però anche ad altri aspetti di storia cadorina:
Baion, una casera, un rifugio” (1992), ed. RIBIS, Udine
Carducci e il Cadore” (1992), ed. RIBIS, Udine
Nel Cadore con don Bosco” (1992), tip. Tiziano, Pieve di Cadore
Cridola 1944-45” (1996), ed. DBS, Seren del Grappa
L’Oltrepiave nel Risorgimento nazionale 1848” (1998), ed. DBS, Seren del Grappa
S. Antonio Abate di Laggio 1454-2000”(2000), ed. DBS, Seren del Grappa
Margherita, una Regina sulle Dolomiti” [co-autore anche Marco Maierotti] (2002), ed. DBS, Seren del Grappa.
Guerra e resistenza in Cadore” (2005), ISBREC, Belluno.
Personaggi e storie del Cadore e di Ampezzo”(2007), ed. La Cooperativa di Cortina, Cortina d’Ampezzo.


     Nel ringraziarlo, pubblico qui di seguito l'articolo stesso, come riportato a pag. 39 del N. 49 (15 dicembre 2016) del settimanale.

     Il sito de "L'Amico del Popolo" è il seguente:

http://www.amicodelpopolo.it/ 

Venas di Valle di Cadore, 16 dicembre 2016


Articolo originale - assemblato in formato A4  (Grazie, Renzo !) -


Testo scritto - con l'aggiunta di  link -

Persi gli occhiali salviamo almeno il ladino

Giancarlo Soravia Capoto cura siti web dedicati a storia e dialetto di Venas


   In uno dei film di Edgard Reitz, quello della celebre serie “Heimat”, un personaggio ad un certo punto dice: “quando non parlo in dialetto mi pare di tradire”. Della stessa idea è Andrea Camilleri, che, citando Montale e la sua “parola che squadri da ogni lato”, aggiunge che per lui siffatta parola non può essere che dialettale.
   Ebbene, tale filosofia, di vita prima che di espressione, anima e sottende da anni l’impegno di Giancarlo Soravia “Capoto” di Venas di Cadore, cui si deve un ricchissimo blog http://ladin-cadorin.blogspot.it/ dedicato al ladino di Venas, ma anche a fatti, personaggi e curiosità della sua gente. “Sono nato da genitori cadorini nel 1938 - ci dice - ed ho sempre abitato a Venas, frazione di Valle di Cadore, salvo i molti viaggi fatti all’estero per lavoro. Da mia nonna paterna, Elisabetta De Bernardo “de Felipo”, nata a Venas nel 1863 e morta nel 1956 all’età di 93 anni appresi un dialetto alquanto arcaico. Sia i miei nonni che i miei genitori erano gelatieri, mio nonno Angelo Soravia “Capoto” fu uno dei pionieri di questa attività, infatti nel 1886 era a Darmstadt, dove, prima di aprire una bottega di gelato, aveva 26 carretti che giravano per tutta la città. A Darmstadt nacque nel 1901 mio padre Adalberto che nel 1930 era con il fratello Antonio a Debrecen, in Ungheria. Da lì si spostarono con una gelateria a Dresda. Mio nonno e mio padre si trovarono ambedue rovinati economicamente per le perdite subite a causa di entrambe le guerre mondiali.
Negli anni ‘50 morirono mio padre e il mio unico fratello (all’età di 20 anni) e quindi dovetti abbandonare gli studi, cercando un impiego, che trovai inizialmente nel 1957 a Treviso, nel 1958 al Consorzio Forestale di Borca di Cadore e nel 1963 nel mio paese, presso l’occhialeria Metalflex, dove rimasi fino al 1993”.
   Da queste sue due esperienze lavorative Giancarlo ha tratto ispirazione e materia per interessanti ricerche. Così dal suo servizio presso il Consorzio Forestale di Borca è nata la ripubblicazione del libro dell’Ispettore Forestale Pietro Soravia (1822-1897), “Tecnologia botanico-forestale della Provincia di Belluno”, con l’elenco alfabetico dei nomi dialettali delle piante [http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2009/02/appendice.html], mentre dal suo lavoro trentennale presso la Metalflex sono derivati studi ed approfondimenti sulla storia dell’industria cadorina. Tra di essi: “Riepilogo delle attività del settore dell’occhialeria nel Comune di Valle di Cadore” (2010) [http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2010/06/riepilogo-delle-attivita-di-occhialeria.html], “Il contributo cadorino alla costituzione della Luxottica s.a.s. di Agordo” (2015) [http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2015/05/il-contributo-cadorino-alla.html] e “La fine del distretto cadorino dell’occhiale (e dei patrioti)” (2016) [http://blog-cadorin-books-pietrosoravia.blogspot.it/2016/03/la-fine-del-distretto-cadorino.html].
   Di particolare valenza risulta la sua ricostruzione di un evento cruciale nella storia industriale cadorina: l’acquisto, da parte di Del Vecchio, avvenuto nel 1969, della partecipazione Metalflex (66,6%) nella Luxottica s.a.s. Soravia ricostruisce la situazione creatasi dopo la morte di Vittorio Toscani, avvenuta nel 1966, ed individua nell’accettazione dell’offerta di acquisto fatta da Del Vecchio l’inizio della crisi per l’intero comparto dell’occhialeria cadorina. La compravendita finale avvenne nel 1969 presso il notaio Adolfo Soccal e fu sconsigliata dallo stesso Soravia ai suoi principali. “Ma con mio grande scorno la cessione della quota di maggioranza della Luxottica a Del Vecchio, considerando che la Luxottica stessa era la sua unica fornitrice di montature in acetato a iniezione (oltretutto di una qualità insuperabile) e la sua principale fornitrice di componenti vari in metallo, causò dalla sera alla mattina un vuoto produttivo e commerciale nella Metalflex, che venne logicamente colmato dalla prima. Essa infatti in poco tempo passò anche alla produzione di montature in metallo complete e poi di montature in acetato da lastra. La Metalflex perse progressivamente i suoi migliori clienti, che si rivolsero direttamente alla fabbrica di Agordo, guidata da un “patron” giovane, affidabile, esperto tecnico, dinamico, che ispirava totale fiducia.
Per colmo d’ironia, il tutto avvenne in un contesto paradossale: chi aveva i soldi vendette e chi (allora) non li aveva acquistò. Lo stesso Del Vecchio un giorno mi confidò la sua meraviglia per la decisione dei cadorini di vendere, proprio quando la fabbrica, dopo anni di comuni sacrifici, poteva iniziare a dare i suoi frutti”.
   Questo errore, secondo Soravia, non determinò certamente il tracollo immediato della Metalflex, anche perché poi la sua clientela venne faticosamente ricostruita grazie alla scoperta di nuovi mercati attraverso lo stesso Soravia e al ricorso a nuove tecniche di vendita, ma fu comunque  un segno premonitore della crisi incombente sull’intero distretto dell’occhialeria cadorina. Per maggiori approfondimenti sul tema rimandiamo senz’altro i nostri lettori ai sopracitati Post di Soravia, ricchi di documenti e particolari inediti.
Walter Musizza

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Successivamente, in data 17/1/2017, lo stesso Walter Musizza ha pubblicato sul "Corriere delle Alpi" il seguente articolo:



  Testo scritto

DIALETTO E OCCHIALERIA

Il ladino di Venas in un blog

la passione di Soravia Capoto


Interessanti ricerche storiche sulla cultura e l’imprenditoria cadorina
compresa la Metalflex e la sua partecipazione alla nascita della Luxottica

VALLE DI CADORE

Pier Paolo Pasolini diceva che un contadino che parla in dialetto è comunque “padrone di tutta la sua realtà”. Si tratta di una sorta di identità personale e popolare che va protetta, d’accordo, ma in questi anni di globalizzazione e di comunicazione digitale i moderni strumenti elettronici diventano gli amici o i nemici del dialetto?
    Giancarlo Soravia “Capoto” di Venas di Valle non ha dubbi in proposito: il web è un alleato prezioso, se non addirittura indispensabile, per difendere le nostre radici linguistiche e culturali. A lui si deve infatti un ricchissimo blog http://ladin-cadorin.blogspot.it/ dedicato al ladino di Venas, ma anche a fatti, personaggi e curiosità della sua gente.  
    «Sono nato da genitori cadorini nel 1938 - ci dice - ed ho quasi sempre abitato a Venas, salvo i molti viaggi fatti all’estero per lavoro. Da mia nonna paterna, nata nel 1863, appresi un dialetto alquanto arcaico. I miei nonni e genitori erano gelatieri, mio nonno Angelo nel 1886 era a Darmstadt, dove arrivò ad avere 26 carretti che giravano per la città. A Darmstadt nacque nel 1901 mio padre Adalberto, che nel 1930 era con il fratello Antonio a Debrecen, in Ungheria, prima di aprire una gelateria a Dresda. Mio nonno e mio padre si trovarono totalmente rovinati per le perdite subite: il nonno dalla I e il padre dalla II guerra mondiale. Negli anni ‘50 morirono mio padre e il mio unico fratello e quindi dovetti cercare subito un impiego, che trovai nel 1957 a Treviso, nel 1958 al Consorzio forestale di Borca e nel 1963 nel mio paese, presso la Metalflex, dove rimasi fino al 1993».
    Da queste esperienze lavorative Giancarlo ha tratto ispirazione e materia per interessanti ricerche. Così dal suo servizio al Consorzio Forestale è nata la ripubblicazione del libro dell’Ispettore Pietro Soravia (1822-1897), “Tecnologia botanico-forestale della Provincia di Belluno”, con l’elenco di 1060 nomi dialettali delle piante, mentre dal suo lavoro presso la Metalflex sono derivati approfondimenti sulla storia dell’industria cadorina.
   Tra di essi: “Riepilogo delle attività del settore dell’occhialeria nel Comune di Valle di Cadore”, “Il contributo cadorino alla costituzione della Luxottica s.a.s. di Agordo” e “La fine del distretto cadorino dell’occhiale (e dei patrioti)”.
    Il Post sul contributo cadorino alla costituzione della Luxottica si divide in vari capitoli, che vanno dalla pubblicazione (1960) delle varie agevolazioni per l’impianto di aziende industriali in provincia di Belluno, al fondamentale interessamento del sindaco di Agordo dell’epoca cavaliere Carlo Bortolini, fino all’“Atto Costitutivo” del 27 aprile 1961 della Società in a.s. Luxottica composta da un socio accomandatario milanese (Leonardo Del Vecchio) e da due soci accomandanti cadorini della Metalflex (Francesco Da Cortà e Vittorio Toscani).
    Il Post si chiude con la morte di Vittorio Toscani nel 1966 e la cessione nel 1969 delle quote Da Cortà-eredi Toscani (66,6%) a Del Vecchio con relative conseguenze negative per la Metalflex. Il Post sulla fine del distretto cadorino dell’occhiale è articolato nella presentazione della documentatissima tesi di laurea del 2015 del piemontese Davide Bria-Berter “La disgregazione del distretto industriale e i suoi effetti economici e sociali: il caso dell’occhialeria del Cadore”, seguito da considerazioni sulla “legge rifinanziamento Vajont” del 1990. In base ad essa “nuove” iniziative industriali nella zona di Longarone (e paesi limitrofi) furono generosamente finanziate a fondo perduto e con esenzione decennale dall’imposta sui redditi: questo comportò la creazione di società formalmente “nuove”, in cui piano piano furono travasate le vecchie storiche occhialerie cadorine, lasciate vuote.
    Non mancano delle riflessioni sull’impianto nel 1961 della suddetta fabbrica cadorino-milanese di Agordo e il ricordo di colui che, secondo Soravia, fu l’ultimo patriota cadorino, il senatore auronzano Ing. Cav. Pietro Vecellio. Alla fine viene espresso un auspicio: che le popolazioni del Cadore si rimettano in gioco, consapevoli di quanto hanno saputo fare nel passato.
    Una speranza che l’imminente 140° anniversario della fondazione, a Rizzios di Calalzo, della prima fabbrica di occhiali nel territorio cadorino (15 marzo 1878) forse contribuirà a rendere più forte e galvanizzante.
Walter Musizza