martedì 1 agosto 2017

DEDICA E PRESENTAZIONE

DEDICA 

Dedico questo Blog alla memoria di mio fratello Angelo (Venas, 18/12/1930 - Imperia, 28/11/1951)


"È l'amore per le piccole cose a trattenerci nel mondo, a farci gustare la vita. L'amore per le cose grandi o supposte tali, ci stacca dal mondo e finisce per farci perdere il gusto del vivere".
Piero Chiara – 1989

PRESENTAZIONE

Questo Blog raccoglie antiche leggende di Venas, ed altri scritti di natura varia, il tutto in dialetto, con il testo italiano in calce. Ringrazio Alberto Toscani per avermi procurato la parte della tesi di laurea di Rosetta Palmieri che contiene alcune leggende del paese.
La Palmieri nel lontano 1943 si recò a Venas per raccogliere dati sul dialetto e sulle tradizioni locali. Ho cercato di avere maggiori informazioni su di lei, ma sono solo riuscito a sapere che la stessa faceva parte degli allievi del famoso glottologo Carlo Tagliavini, all'epoca all'Università di Padova, che in quegli anni mandò in Cadore diversi studenti.
Esiste ormai per il dialetto l’esigenza di recuperare il patrimonio perduto piuttosto che raccogliere i fenomeni dell’uso vivo, venendo questo progressivamente a rarefarsi, in particolare presso le generazioni più giovani. E' con questo intento che mi sono dedicato a questa piccola fatica, che spero sarà accolta favorevolmente.

Venas di Valle di Cadore, marzo/aprile 2016

Giancarlo Soravia
Giancarlo Soravia con Tobia

NOTA:

Nelle traduzioni dall'originale italiano al dialetto ho cercato di rendere quest'ultimo al meglio.
Invece nelle traduzioni dal dialetto all'italiano, ho seguito il sistema della traduzione parola per parola, per dare al lettore la possibilità di confrontare la corrispondenza esistente tra le parole dialettali e quelle italiane.
Inoltre, per rendere più agevole la lettura del dialetto, ho aggiunto segni e accenti che normalmente non si usano.
Noto ancora che il dialetto riportato dalla Palmieri è leggermente più conservativo del mio, e naturalmente molto più conservativo di quello parlato oggigiorno. Per esempio i plurali dei sostantivi maschili conservano quasi sempre l'antica terminazione in "e", oggi quasi scomparsa, italianizzata in "i" (es. fantasme, ciampe).